La Pineta di Castel Fusano, il giorno dopo

Prot. 33 / 2017

Lettera aperta 

 

Comune di Roma
All’ Assessore alla Sostenibilità Ambientale Giuseppina Montanari
Alla Responsabile Ufficio Tutela Ambientale e Diritti degli Animali Rosalba Matassa

 Ministero dell’Ambiente
Commissione di Riserva, Riserva Naturale Statale Litorale Romano
Al Presidente Diana Aponte e a tutti membri

 Regione Lazio
Al Commissario straordinario per la Riserva Vito Consoli

 Alla Stampa

  Oggetto: Castel Fusano, il giorno dopo l’incendio

In queste ore sono tante le iniziative spontanee che esprimono l’immenso sgomento, l’angoscia e il profondo dispiacere per quello che è accaduto alla nostra amata Pineta e insieme la voglia di tantissimi di rimboccarsi le maniche, di intervenire in prima persona per far sì che la natura possa riprendersi.

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Foto di Flavio Stefano

Dobbiamo ricordare però che in una Riserva naturale gli interventi “fai da te”, oltre a non essere opportuni, sono anche vietati.

Nei corsi di ecologia si tratta del concetto di “resilienza”, ossia la capacità degli ecosistemi  di rigenerarsi per ritornare alle condizioni perdute a causa di un evento catastrofico come può essere un incendio di vaste dimensioni. Ma la resilienza ecologica diminuisce se gli eventi distruttivi si presentano frequentemente.

Per questo motivo, prima di tutto, e a maggior ragione se dovessero arrivare finanziamenti statali, va potenziato e reso efficace il sistema di prevenzione e di pronto intervento a Castel Fusano e su tutte le aree minacciate della Riserva Litorale Romano. Non dimentichiamo infatti che anche la Pineta delle Acque Rosse è stata colpita diverse volte questa estate.  La cittadinanza esige che tale sistema sia ineccepibile e con dei responsabili chiari.

Dopo l’incendio del 2000 si era organizzato un piano antincendio che coinvolgendo Protezione Civile di Roma e Corpo Forestale dello Stato, in questi 17 anni, ha abbastanza protetto il territorio. Alla prima segnalazione di fumo rilevata sui monitor, intervenendo con tempestività da terra, si riusciva a limitare il danno tant’è che solo poche volte era stato necessario l’intervento del Canadair. Era stata addirittura allestita una vasca per il rifornimento più veloce degli elicotteri, che ultimamente giace in stato di abbandono (e l’elicottero che nel periodo critico stazionava in zona non si è più visto).

Il WWF chiede che sia data primaria attenzione alla prevenzione e al pronto intervento.

Prevenzione significa monitoraggio continuo, h 24, velocità di intervento, il che implica disponibilità di mezzi adeguati, magari anche piccoli che possono penetrare  lungo i sentieri, significa quindi manutenzione dei percorsi interni per garantire l’accesso ai mezzi di pronto intervento. Significa avere una squadra di persone preparate e ben coordinate, significa seguire le previsioni meteo per capire quali siano i momenti di massima allerta in relazione alle temperature e alla forza del vento. Ma anche un sistema di video sorveglianza in grado di individuare per tempo gli individui malintenzionati.

Dopo l’incendio del 2000 il Comune di Roma creò una commissione di esperti, professori universitari della Sapienza e della Tuscia, per predisporre un piano di ripristino ambientale.

Il WWF chiede che per avviare le azioni di ripristino vengano consultati anche gli specialisti di allora che, oggi, forti anche dell’esperienza di studio maturata, possano dare il loro contributo circa le migliori modalità di intervento. Ricordiamo che allora si definirono alcune zone apposite di osservazione dell’evoluzione dell’ambiente, proprio con l’obiettivo di studiare in dettaglio la ripresa in relazione ad interventi diversi: in alcune aree non si intervenne, in altre ci si limitò a rimuovere il legno morto, in altre ancora si piantarono centinaia di pinetti.

L’ultimo incendio ha interessato circa 200 ettari di pineta con pini di 60/70 anni, e un’area in ripresa dopo un incendio di luglio 2008, con  arbusti di leccio che stavano per divenire alberi, ricoperta dalle piante della macchia sempreverde mediterranea con erica, alaterno, filirea e lentisco. Ci auguriamo che le aree a leccio, specie molto meno infiammabile, possano riprendersi velocemente in quanto mediamente i danni dovrebbero essere di minore entità, speriamo che in breve i lecci maggiormente danneggiati possano originare ricacci alla base, mentre il pino più infiammabile per la resina è in generale andato completamente distrutto.

In queste  aree bruciate a luglio 2008, il WWF aveva organizzato con i propri volontari, nel 2009 e 2010, un operazione di raccolta e successiva semina di ghiande dal titolo “Operazione Ghiandaia”. Riteniamo che tale intervento possa essere nuovamente organizzato.

In questi anni abbiamo osservato che numerosissimi pinoli germogliati spontaneamente dopo l’incendio del 2000, protetti dalla recinzione allestita intorno alle aree incendiate, sono diventati alberi alti oltre 12 metri, hanno avuto il tempo per diventare alberi, mentre gli alberelli di pino piantati a ridosso delle strade interne alla pineta sono cresciuti molto più lentamente. Insieme a pini piccoli e grandi, furono piantati anche sughere e cerri, una buona percentuale delle quali si è però seccata .

Chiediamo quindi, che si faccia attenzione nella scelta delle modalità più efficaci per il ripristino dell’ecosistema.

Distinti saluti

Roma, 22 luglio 2017

Vice Presidente Maria Gabriella Villani

Gruppo Litorale Romano

Ostia Viale Vega 68 00122 Roman Cell. 347 8238652

mail wwflitoraleromano@gmail.com;
litoralelaziale@wwf.it

 

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