Frammenti di natura a Caserta, Brindisi e sul Litorale del Lazio

Frammenti di Natura” è un progetto che intende proteggere con azioni concrete alcuni luoghi di rilevanza naturalistica e allo stesso tempo far conoscere meglio il loro grande valore. Il progetto vede la collaborazione di tre diverse Associazioni WWF di Regioni differenti.

Nel Lazio, il WWF Litorale Laziale si occupa dell’Oasi della duna e l’Oasi della Palude, ad Ostia, il gruppo Litorale Pontino cura un frammento di duna a Terracina.

In Campania il WWF Caserta segue la Pineta di Castel Volturno, la Riserva dei Variconi, e i Monti Tifatini.

In Puglia il WWF Brindisi cura ad Ostuni Torre Pozzelle, La Quatina e Posticeddu.

Il progetto si è posto come obiettivo l’individuazione di un percorso condiviso per arrivare alla tutela di “frammenti di natura”.

Per narrare i frammenti stiamo realizzando grazie al videomaker Emanuele Quartarone un video sui nove preziosi tesori di natura riscoperta.

Urban nature 10 ottobre

L’evento nazionale che da alcuni anni il WWF propone a inizio ottobre è la festa della natura in città per scoprire e riscoprire il valore della biodiversià presente all’interno delle aree urbanizzate.

Al momento sono tre gli eventi organizzati dalla nostra Associazione, due ad Ostia ed uno a Terracina.

Vi chiediamo di prenotarvi tramite messaggio WhatsApp per i due eventi di Ostia al 347 8238652, poichè causa Covid accettiamo un numero limitato di persone: non oltre le 25 per ciascun evento.

Domenica 10 ottobre ad Ostia

Ore 10.30 appuntamento su Via Mar Rosso angolo via Mar di Bering per esplorare un’area di palude a ridosso di numerosi edifici. L’area e compresa tra Viale dei Promontori e Via Mar Rosso è estesa circa un ettaro e in inverno e primavera spesso è allagata come avveniva fino a 100 anni nella maggior parte del territorio dove poi è sorta Ostia.

E’ prevista una visita guidata e un’attività di censimento della preziosa vegetazione che custodisce una specie protetta dalla direttiva europea habitat: il falasco, nome scientifico Cladium mariscus.

Sarà presentato per l’occasione il progetto di tutela consegnato di recente.

Ore 16.30 appuntamento davanti alla stazione di Castel Fusano per scoprire un angolo inaspettato di natura, un’area estesa circa un ettaro, a ridosso della Litoranea, dove sono presenti numerose specie caratteristiche della duna costiera altrove scomparse completamente.

E’ prevista anche qui una visita guidata e il censimento della vegetazione. Inoltre poichè una porzione di quest’area è stata invasa da diverse specie esotiche intendiamo avviare una campagna di informazione sulle specie aliene, specie vegetali e, anche animali, provenienti da altri continenti che si sono insediate nei nostri territori e causano problemi alle specie indigene.

Domenica 10 ottobre a Terracina

Ore 10.30 -12.30 e 16.30-18.30

Appuntamento al Parco della Rimembranza, Via San Francesco nuova, il parco che il WWF gestisce da diversi anni. In programma visite e mostra dei lavori delle classi sulla tartaruga marina. Infatti a Terracina, ci sono state lo scorso anno due deposizioni e quest’anno ben tre deposizioni Caretta caretta, di cui una a sorpresa. Il WWF ha monitorato costantemente le deposizioni e ha presidiato i nidi durante la schiusa coinvolgendo diverse classi nell’attività di sensibilizzazione sulla tartaruga marina.

Entrata libera. È necessaria la presentazione del Green Pass.

Plastic free 12 settembre ad ARDEA

Ci vediamo domenica 12 settembre, davanti allo stabilimento Calipso di Ardea, Lungomare degli Ardeatini 30, alle ore 17.00 per raccogliere la i rifiuti e la plastica soprattutto e far risplendere quel tratto di costa denominata “spiaggia del fratino”. Infatti questo è uno dei pochissimi luoghi del Lazio dove nidifica il fratino, una specie a forte rischio di estinzione, che depone le uova direttamente sulla spiaggia nei mesi da aprile a giugno. In questo periodo dell’anno l’intervento di pulizia non crea disturbo al nido in quanto i piccoli oramai sono cresciuti e capaci di volare. In ogni caso presteremo le dovute attenzioni per la tutela dell’ambiente. Ad inizio pulizia infatti vengono fornite indicazioni precise ai partecipanti su come raccogliere e selezionare i rifiuti, facendo attenzione a non portar via la sabbia insieme alla plastica.

DIECI i nidi di tartaruga marina nel Lazio

TERRACINA: LE TARTARUGHE CARETTA CARETTA

HANNO REGALATO EMOZIONI DIFFUSE

MA IN UN CONTESTO AMBIENTALE INNATURALE

DOVE LE MUTAZIONI DEL CLIMA ALZANO LA FEBBRE DEL PIANETA

Ancora vivide in chi le ha vissute sulla spiaggia le immagini delle prime 32 tartarughe nate dalle uova dischiuse sulla spiaggia… e poi altre e ancora altre. Nel Lazio fino ad oggi sono stati rilevati otto siti seguiti e protetti dai volontari a partire dalla deposizione più due siti a sorpresa nei quali si sono trovate tartarughine dopo la schiusa. I due siti a sorpresa sono stati trovati uno a Terracina ed uno ad Ostia di recente. Tre di questi nidi sono a Terracina e tre ad Ostia.

Ma non possiamo non rilevare che il contesto in cui tutto questo accade mostra l’evidenza di fenomeni climatici sempre più estremi, frequenti e devastanti. Molte specie stanno reagendo al cambiamento: alcuni uccelli migratori stanno cambiando le date di arrivo e di partenza anno dopo anno, le fioriture stanno anticipando, le specie montane si spingono, finché possono, in alta quota, a causa dell’innalzamento delle temperature.

In questo contesto si inseriscono anche le deposizioni di uova delle tartarughe marine che sono avvenute lungo il litorale del Lazio e che hanno visto i volontari del WWF, collaborare attivamente con Tartalazio nel monitoraggio e controllo dei siti, finché, avvenuta la schiusa, le tartarughine hanno raggiunto il mare, loro habitat naturale.

La missione della nostra Associazione però, non può fermarsi a questo intervento, seppur preciso, puntuale ed appassionato ma traendo spunto dalla eccezionalità di questi eventi, deve allargare il campo di visione e porre all’attenzione di tutti i fenomeni di meridionalizzazione e tropicalizzazione del nostro Mare Mediterraneo.

In estrema sintesi, la meridionalizzazione consiste nello spostamento verso nord e comunque verso aree originariamente più temperate, di specie marine che normalmente non le abitavano, mentre si parla di tropicalizzazione quando specie non presenti in Mediterraneo lo raggiungono e vi si stabiliscono, passando dallo stretto di Suez e/o da Gibilterra.

Per esemplificare, la schiusa di uova di tartarughe Caretta dalle nostre parti, è prova della meridionalizzazione mentre la presenza ormai diffusa di Barracuda, lo è della tropicalizzazione dei nostri mari.

Per concludere i volontari del WWF sono stati e saranno sempre in prima linea nella salvaguardia delle specie marine ma non possono tacere sulla innaturalità di taluni eventi e richiamare l’attenzione di tutti, sulla necessità di variare gli stili di vita affinché la febbre del nostro Pianeta cali e si normalizzi.

FRAMMENTI DI NATURA

IL PROGETTO DEL WWF NEL LAZIO, IN CAMPANIA E IN PUGLIA

“Frammenti di Natura” è un progetto del WWF che intende proteggere con azioni concrete alcuni luoghi di rilevanza naturalistica e allo stesso tempo far conoscere meglio il loro grande valore. Il progetto vede la collaborazione di tre diverse Regioni: per il Lazio Il WWF Litorale Laziale, per la Campania il WWF Caserta, per la Puglia il WWF Brindisi e si pone come obiettivo l’individuazione di un percorso condiviso per arrivare alla tutela di “frammenti di natura”.

Dichiara Maria Gabriella Villani, Presidente del WWF Litorale Laziale: “Insieme stiamo avviando percorsi per la salvaguardia di diversi territori. Sappiamo bene che perseguire obiettivi di conservazione richiede tempi molto lunghi. Oggi lavorare a distanza è possibile con i nuovi strumenti sperimentati in occasione della pandemia e così ci siamo messi all’opera da maggio. Infatti il valore sostanziale del progetto è l’occasione preziosa di potere operare collaborando e confrontandosi tra volontari di diverse regioni, condividendo gli sforzi e l’impegno in questo tipo di iniziative che richiedono sollecitazioni costanti con percorsi spesso molto lunghi.”

La specie simbolo legata a ciascun frammento di territorio rappresenta il valore e allo stesso tempo lo “strumento” per comunicare tale valore all’esterno. Il denominatore comune delle diverse scelte è il rischio oggettivo di degrado o di scomparsa di natura e quindi di perdita di biodiversità e di trovarsi all’interno o in prossimità di grandi centri urbani, densamente abitati.

Quali sono i frammenti di natura individuati nelle tre regioni?

Partiamo dal Litorale Laziale:

1) Ad Ostia, abbiamo Oasi della Palude di Ostia”, una piccola area testimone di quello che era gran parte del territorio alla foce del Tevere. L’area è estesa circa un ettaro.

E’ presente una specie tutelata dalla Direttiva Habitat, il Cladium mariscus, detto anche falasco, che sarà la specie simbolo dell’area.

2) La seconda area, che chiameremo Oasi della duna di Ostia”, è un fazzoletto di natura dove miracolosamente si sono conservate quasi tutte le specie caratteristiche della duna costiera. Si trova al di là della litoranea, davanti la Pineta di Castel Fusano. Per entrambe le aree di Ostia si intende attuare un progetto di cura e tutela diretta.

Specie simbolo lo sparto delle spiagge, Ammophila littoralis.

3) La terza area è la duna di Terracina, estesa meno di un ettaro di duna costiera, compresa tra due stabilimenti balneari, in cui sono ancora presenti diverse specie caratteristiche dell’habitat dunale. L’obiettivo è quello di attuare un progetto sperimentale di ripristino dell’ambiente della duna costiera utilizzando materiale naturale spiaggiato.

Specie simbolo è il giglio di mare, Pancratium maritimum.

Dichiara Renato Perrillo del WWF Caserta: “Proteggere e allo stesso tempo far conoscere questi luoghi. Intendiamo proteggere con azioni rivolte alle amministrazioni e agli enti gestori, poiché c’è l’urgenza di agire concretamente per arrestare il degrado e la perdita di natura. Allo stesso tempo, di pari passo, è necessario far conoscere alla collettività questi luoghi per accrescere la consapevolezza condividendo i nostri pensieri, le nostre preoccupazioni, i nostri desideri con tante, tante persone diverse.”

Per Caserta sono state individuate le seguenti tre aree:

Riserva dei Variconi, in riva sinistra alla foce del Volturno, a pochi km dal centro storico di Castel Volturno, estesa circa 60 ettari. La Riserva racchiude un’importante zona umida tutelata dalla convenzione di Ramsar. L’obiettivo è contrastare il degrado di un’area che pur essendo Riserva di fatto si trova in uno stato di abbandono.

Specie simbolo: tartaruga marina, Caretta caretta.

Pineta di Castel Volturno, dalla foce del Volturno alla foce dei Regi Lagni, un’estesa coltivazione a Pino domestico. La pineta è stata, in gran parte, attaccata dalla Toumeyella parvicornis che ha causato la morte di migliaia di alberi. Il WWF si interfaccerà con le istituzioni competenti affinché gli interventi di ripristino siano coerenti alle caratteristiche naturali della zona e alla sua biodiversità.

Monti Tifatini, estesa area collinare di circa 12.000 ettari. L’area, per anni, è stata vittima di un’intensa attività estrattiva; presenti molte cave di calcare abbandonate. L’obiettivo è valorizzare il territorio per la sue bellezze naturali, storiche e culturali e scongiurare la riapertura delle attività estrattive.

Specie simbolo: orchidee selvatiche.

Per Brindisi le aree scelte sono al momento due:

Posticeddu, area litoranea pochi km a nord di Brindisi, prossima alla città, fra il SIC Giancola ed Apani. La zona, circa 1 ettaro di macchia mediterranea, è stretta fra la litoranea e la linea di costa. La falesia argillosa è in pericolo di crollo e subisce gravemente l’azione del mare e degli uomini: nonostante il divieto di accesso imposto dal comune, è sempre invasa da auto o mezzi che scaricano rifiuti e ha di recente subito un incendio doloso. Poco distanti si trovano delle antiche fornaci romane risalenti al sec. II A.C. Specie simbolo è l’Erica forskalii, presente solo in Puglia in tre stazioni sul mare Adriatico e una sullo Jonio. Dichiara Giovanni Ricupero del WWF Brindisi: “Gli obiettivi a breve termine sono quelli di chiudere i varchi che ora vengono usati dai mezzi a motore e sistemare alcuni tratti di una pista abusiva realizzata un tempo per fare motocross, per farli diventare pedonali. I sentieri andrebbero ad integrarsi al cammino dell’Appia-traiana, che ora scorre sulla litoranea e quindi fra le auto.”

Zona umida Quatina, area a sud di Brindisi, in località Torre San Gennaro (Torchiarolo), dove sfocia un canale che raccoglie le acque meteoriche. Sito fortemente antropizzato nei dintorni. Il percorso di tutela che sarà avviato attraverso questo progetto vedrà innanzitutto azioni di protezione in accordo con il Comune contro inquinamento da plastica e rifiuti di ogni genere, vandalizzazione, incendi e bracconaggio. Specie simbolo: Iris pseudacorus, Iris giallo. L’obiettivo a breve termine: la recinzione con cartelli descrittivi mentre a medio e lungo termine l’ampliamento dell’area di protezione fino alle dune costiere; vigilanza attiva contro bracconieri e piromani.

Earth Hour 2021 – 27 marzo

Il gesto simbolico di spegnere le luci dalle 20.30 alle 21.30, l’ultimo sabato del mese di marzo, per l’Ora della Terra, ha un profondo significato.

Il cambiamento nasce da ciascuno di noi e inizia da attenzione e coerenza nelle nostre azioni quotidiane.

C’è una domanda che è alla base del cambiamento: “Il mio gesto è in linea con la salvaguardia della natura? Contrasta oppure contribuisce alla crisi climatica?”

ASPETTANDO EARTH HOUR

Aspettando EARTH HOUR, il 27 marzo, abbiamo pensato di condividere ogni giorno con voi riflessioni e buone pratiche per aiutare in questo cambiamento. Ogni giorno sul sito e sui nostri canali social condivideremo gesti quotidiani che a nostro avviso potrebbero fare la differenza se moltiplicati per milioni e poi miliardi di persone.

Quest’anno, 2021, è cruciale per affrontare la crisi climatica con la ventiseiesima Conferenza delle Parti (COP) sul Clima, dove si incontreranno tutti gli stati che hanno aderito alla Convenzione Quadro sul Cambiamenti climatico e all’Accordo di Parigi. Le conclusioni di una serie di incontri preparatori si svolgerà in novembre a Glasgow, nel Regno Unito. Le prime fasi si svolgeranno proprio in Italia (a Milano) con lo Youth Event e la Pre-COP previste da fine settembre a inizio ottobre.
L’Italia presiede il G20: l’incontro dei leader a fine ottobre a Roma per arrivare a decisioni coraggiose da parte della COP di Glasgow.

Mariagrazia Midulla, responsabile Clima e Energia di WWF Italia, dichiara:”È bene che esigiamo che i responsabili dei Governi facciano il loro lavoro, ma è fondamentale anche che ognuno di noi cominci a cambiare le proprie scelte e a eliminare i combustibili fossili dalla propria vita quotidiana, perché questo sarà decisivo per determinare i grandi cambiamenti ormai improrogabili, tuttora rallentati da visioni e interessi miopi. Ci auguriamo anche che ognuno faccia del suo meglio per coinvolgere gli altri e far sentire la propria voce per salvare il Pianeta e garantire per un futuro sostenibile a noi e alle altre specie”.

LE SPIAGGE DEL LAZIO NELL’ESTATE DELLA PANDEMIA, 10 giugno

Al Presidente Regione Lazio

Ai Sindaci dei Comuni costieri del Lazio

LE SPIAGGE DEL LAZIO NELL’ESTATE DELLA PANDEMIA

LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE: ECCO UN DECALOGO DI COMPORTAMENTI VIRTUOSI

Le associazioni Italia Nostra Lazio, Legambiente Lazio, LIPU Coordinamento Lazio – Birflife Italia e WWF Litorale Laziale rilanciano il decalogo predisposto dalle associazioni ambientaliste della Toscana.

La situazione delle coste del Lazio è analoga a quella della Toscana.

E’ necessario ed urgente tutelare il patrimonio ambientale delle spiagge.

Così come sta avvenendo in Toscana anche nel Lazio vogliamo avviare un confronto costruttivo con le amministrazioni Regionale e Comunali, partendo dalla condivisione di dieci azioni semplici di sicuro impatto positivo per i nostri ecosistemi costieri.

 

  • Non un metro in più di concessioni balneari a scapito delle spiagge libere.
  • Nella preparazione delle spiagge, sia fatta particolare attenzione alle situazioni di nidificazione di specie rare di avifauna dal momento che quest’anno grazie al lockdown hanno riconquistato zone loro prima interdette dalla presenza antropica.
  • No a ingiustificabili ipotesi di sanificazione chimica delle spiagge.
  • Limitazione drastica della pulizia meccanica delle spiagge, che arreca gravissimi danni a vegetazione e fauna e accelera i processi di erosione delle dune, e si proceda invece con campagne organizzate di pulizia manuale.
  • Realizzazione di pulizie meccaniche nelle sole aree in concessione e limitatamente alle zone direttamente interessate da ombrelloni e sdraio e/o negli spazi immediatamente antistanti.
  • Rimozione dei rifiuti, soprattutto plastici, con particolare cura nei primi metri dalla linea di battigia, e mantenimento integrale invece del legname spiaggiato nella restante parte dell’arenile fino al piede dunale, pratica che aiuterebbe il ripascimento delle spiagge riducendo l’erosione costiera.
  • Ribadire l’importanza del materiale organico spiaggiato, informando i bagnanti che la pratica ludica di realizzare capanne col legno spiaggiato disturba organismi utili per l’ecosistema costiero che vivono al suo interno (larve di coleotteri, imenotteri, etc.).
  • Nelle spiagge libere si utilizzi esclusivamente la fascia afitoica, con divieto di calpestare tutte le zone colonizzate da piante e/o da depositi di materiale naturale.
  • Siano tutelate le zone di maggior pregio naturalistico (limitandone gli accessi, sulla base di una precisa capacità di carico), in particolare i litorali compresi in Aree Protette o in Siti Natura 2000.
  • Per le spiagge di maggior valore naturalistico, si studino soluzioni di allontanamento degli accessi stradali, rendendone la fruizione possibile soltanto a seguito di percorsi ciclopedonali impegnativi.

 

Alle istituzioni le associazioni chiedono inoltre:

  1. Redazione di linee guida regionali per una pulizia “sostenibile” delle spiagge.
  2. Realizzazione di campagne periodiche di informazione/sensibilizzazione dei fruitori delle coste e dei servizi balneari.
  3. Realizzazione della sentieristica attrezzata in aree costiere dunali.
  4. Redazione di linee guida/norme regionali per la redazione dei piani comunali degli arenili (strumenti che dovrebbero garantire la sostenibilità ambientale dei carichi turistici).
  5. Realizzazione d’interventi di riqualificazione e ricostituzione degli habitat dunali alterati.
  6. Realizzazione di un coordinamento della gestione degli ambienti costieri, attraverso un Piano regionale sul modello della Conservatoria delle coste francesi.
  7. Istituzione di nuovi Siti Natura 2000 o di nuove Aree protette in aree costiere di eccezionale valore naturalistico, fino ad oggi non tutelate.

 

Le associazioni rinnovano infine la loro disponibilità a dare il proprio contributo nel tavolo permanente di confronto con ANCI, Regione Lazio e imprenditori balneari per la condivisione di un sintetico DECALOGO sui comportamenti da tenere o evitare nella fruizione delle spiagge, da inserire nella cartellonistica e/o comunque nelle attività di comunicazione variamente connesse all’emergenza sanitaria in corso. Un’occasione di sensibilizzazione ambientale di massa dal nostro punto di vista irripetibile.

Distinti saluti

Sanificazione, le spiagge non necessitano di essere disinfettate

Tutti al mare? Appello WWF Litorale Laziale ai Sindaci: “Attenzione alla sanificazione, le spiagge non necessitano di essere disinfettate come i pavimenti di una metropolitana”.

Domani 4 maggio le spiagge dei Comuni di Roma e Fiumicino saranno ancora interdette ai cittadini, ma saranno accessibili ai gestori per le attività di sanificazione. Stiamo esaminando le ordinanze degli altri Comuni. Il WWF Litorale Laziale raccomanda la massima attenzione, perché una “sanificazione” male interpretata può fare seri danni all’ambiente naturale costiero.

Come è successo in Spagna, a Zahara de los Atunes, nei pressi di Cadice, dove sono stati spruzzati con dei trattori 1000 litri di una soluzione contenente candeggina su più di 2 km di spiaggia. Il prodotto è stato distribuito sulla costa il giorno prima che ai bambini spagnoli fosse concesso di uscire dal lockdown, per poterli tutelare dal coronavirus. Ovviamente i danni per l’ecosistema sono stati terribili, essendo stata uccisa ogni forma vivente: piccoli invertebrati, uccelli costieri, piante. Senza contare i danni all’ambiente sommerso.

In attesa delle decisioni e delle direttive per la gestione  dell’uso delle spiagge, la presidente del WWF Litorale laziale, Maria Gabriella Villani, rivolge un appello ai Sindaci:Assolutamente non intervenire con sostanze disinfettanti sul substrato sabbioso. Qualsiasi sostanza  disinfettante è tossica. La spiaggia è un ambiente naturale, inoltre tutto quello che versiamo sulla spiaggia arriva al mare e prima ancora arriva agli invertebrati invisibili agli occhi meno attenti che abitano tra i granelli di sabbia, e quindi altera profondamente l’ambiente. Dopo settimane di lockdow e grazie anche all’effetto del sole, nessuna particella di Covid19 può essere sopravvissuta su qualsiasi spiaggia, la quale per essere sanificata richiede semplicemente di essere ripulita dai rifiuti di origine antropica, quasi sempre di plastica, che le onde invernali hanno deposto sulla riva“.

Molte spiagge del litorale laziale, inoltre, ospitano ancora coleotteri sabulicoli, spesso rarissimi, sui quali ogni disinfettante avrebbe un effetto devastante. Le spiagge in condizioni naturali o seminaturali, come Castelporziano, Capocotta, Palidoro ospitano poi comunità di piante dunali, come il ravastrello marino, lo sparto pungente e il giglio delle sabbie che in assenza di calpestio si sono maggiormente diffuse. Inoltre queste spiagge potrebbero essere state scelte per la nidificazione da uccelli ormai rarissimi come il fratino. Questi ultimi in realtà potrebbero aver nidificato quest’anno in qualsiasi spiaggia, trovandola sufficientemente tranquilla.

La seconda parte dell’appello del WWF quindi è:Nelle attività di raccolta dei rifiuti spiaggiati, fare grande attenzione alla vegetazione e ad eventuali nidi, segnalando questi ultimi alla guardia costiera”.

 

La gestione del verde urbano è necessaria

1

Figura 1 – Pineta di Procoio, zona dell’intervento del 2018.

Proprio in questi giorni in cui siamo tutti costretti a restare nelle nostre abitazioni sentiamo quanto ci manchi la natura, e in particolare passeggiare tra la macchia mediterranea e sotto i pini di cui il litorale romano è ricco.

In un mondo dove la maggior parte della popolazione vive in città, il contatto con la natura avviene grazie alle aree verdi all’interno o prossime agli insediamenti cittadini. Le aree verdi maggiormente frequentate e conosciute sono quindi proprio le foreste urbane, le pinete, i parchi cittadini. La loro valenza è elevatissima da diversi punti di vista.

Sul tema della gestione dei boschi e delle pinete vicine alle aree urbane abbiamo chiesto un autorevole contributo ai professori dell’Università della Tuscia, Giuseppe Scarascia Mugnozza e Luigi Portoghesi.

Le foreste, le pinete e le alberature in città negli ultimi decenni hanno ricevuto un’attenzione crescente ed assumono una funzione sempre più importante anche dal punto di vista sociale ed educativo.

Gli alberi in città contribuiscono al miglioramento delle condizioni ambientali urbane, influenzano il microclima delle aree abitate. La presenza di zone alberate è assolutamente preziosa in estate dove l’evapotraspirazione e l’ombreggiamento contribuiscono alla diminuzione della temperatura. Gli alberi svolgono anche una rilevante azione di mitigazione del dissesto idrogeologico e dell’erosione del suolo grazie all’azione di protezione delle chiome e degli apparati radicali.

Le foreste tutelano la biodiversità. Per questo motivo nelle aree urbane va ricostruita la connettività e favorita la creazione di corridoi ecologici tra un parco ed un altro. A Roma, il sistema di parchi urbani parte a raggiera dal centro alla periferia, verso estese aree naturali come il Parco di Vejo e quello dell’Appia antica, il Parco dei Castelli, la Tenuta di Castelporziano, la Riserva Litorale Romano.

Numerosi studi dimostrano che i boschi e le aree verdi agiscono positivamente sulla psiche. Per i bambini un ambiente ricco in biodiversità sviluppa capacità e favorisce una crescita armoniosa.

Il X Municipio possiede un ricchissimo patrimonio di verde molto frequentato dai cittadini.  Alcune aree, come la tenuta di Procoio, non sono state gestite per decine e decine di anni. Procoio possiede un patrimonio arboreo ricchissimo. Nel 2018 una parte della pineta è stata oggetto di un intervento per eliminare l’enorme quantità di materiale morto e così fare prevenzione antincendio e messa in sicurezza. A settembre 2019 il lavoro è ripreso in un’altra porzione di pineta e di bosco. Adesso è importante controllare e monitorare l’area e fare attenzione che la fruizione non interferisca con il processo di sviluppo e ricrescita naturale della macchia mediterranea.

 

Foreste urbane e pinete   nella città metropolitana di Roma

di Giuseppe Scarascia-Mugnozza e Luigi Portoghesi
Università della Tuscia

Foreste urbane e pineta di Ostia- con foto–

La giornata mondiale delle foreste che viene celebrata tutti gli anni all’inizio della primavera ci ricorda anche quest’anno, benché funestato da una terribile epidemia originata evidentemente da un rapporto malato tra uomo e natura, l’importanza degli ecosistemi forestali per la conservazione della preziosa diversità delle forme biologiche in natura, per la fornitura di acqua pura, per la regolazione del clima e l’assorbimento dei gas ad effetto serra, per la protezione del suolo e la produzione di bio-risorse rinnovabili come il legno, per la salute psico-fisica e la ricreazione della popolazione umana.

Ma nel mondo vi sono tanti tipi diversi di foreste, con funzioni differenti anche in rapporto alle loro caratteristiche, alla loro localizzazione, al loro sistema selvicolturale.

Dei circa 4 miliardi di ettari di foreste nel mondo, le foreste primarie rappresentano gli ecosistemi tra i più preziosi per il patrimonio naturale del nostro pianeta, uno scrigno di biodiversità e accumulatori di Carbonio organico e di fertilità; poi troviamo la gran parte delle foreste cioè le foreste naturali sottoposte ai trattamenti selvicolturali per la loro rinnovazione e per la produzione di legname e di altri servizi ecosistemici; ancora, i rimboschimenti e le piantagioni forestali con obiettivi prioritari indirizzati alla protezione idro-geologica ovvero alla produzione di biomasse; infine, le foreste urbane e peri-urbane con scopi prevalentemente protettivi e per il miglioramento della qualità della vita in città.

2

Figura 2 – Pineta di Procoio nell’aprile 2018, prima dell’intervento forestale.

Proprio le foreste e le alberature urbane hanno ricevuto, negli ultimi decenni, un’attenzione sempre crescente, in un mondo prevalentemente urbanizzato con la maggioranza della propria popolazione che vive in città e megalopoli, fino al definitivo riconoscimento internazionale nel primo Forum mondiale sulle Urban Forests organizzato a Mantova nell’autunno 2018 da FAO, Politecnico di Milano e SISEF (Società Italiana di Selvicoltura e Ecologia forestale). Infatti, le aree verdi delle città, gli alberi, i giardini, i parchi e i boschi urbani e peri-urbani rappresentano, e sempre più lo saranno in futuro, gli unici ambienti prossimi alla natura che potranno essere regolarmente frequentati dai bambini e dagli adulti, abitanti delle nostre città, testimoniando così la composizione, la diversità e il funzionamento dei più vasti territori ed ecosistemi ancora naturali che ricoprono il nostro pianeta. Questo significa che oltre alle funzioni ambientali e ricreative, di grande rilievo, la selvicoltura urbana con i suoi alberi e boschi in città acquisterà una funzione sempre più importante anche dal punto di vista sociale, educativo e per il benessere delle persone.

Ma quali sono le peculiarità delle foreste urbane e le loro principali funzioni ambientali e i servizi ecosistemici?

Qualità dell’aria e microclima

L’ambiente urbano è caratterizzato da condizioni climatiche alquanto differenti da quelle che si riscontrano in sistemi più naturali quali le aree boscate o quelle rurali. In generale, da confronti effettuati in diverse regioni del mondo (es. America settentrionale e Europa centrale) tra zone urbanizzate e aree forestali, è risultato che le aree urbane sono più calde, più ventose e con maggiori precipitazioni rispetto alle foreste circostanti. Infatti, molte aree urbane e suburbane presentano temperature più elevate rispetto al loro ambiente rurale circostante; questa differenza di temperatura costituisce un’”isola di calore” urbana. La temperatura dell’aria media annuale di una città con un milione o più persone può raggiungere persino 12 °C in più rispetto all’ambiente circostante, soprattutto di notte. Ma le escursioni della temperatura superficiale possono essere ancora più accentuate.

3

Figura 3 – Pineta Acqua Rossa, visita guidata del WWF

D’altra parte, gli alberi in città contribuiscono al miglioramento delle condizioni ambientali urbane, grazie ai loro molteplici effetti di mitigazione e alle loro proprietà ecologiche e ambientali. Gli alberi infatti influenzano il microclima delle aree abitate; in inverno grazie all’effetto di riduzione della velocità del vento impediscono un eccessivo raffreddamento, mentre in estate, attraverso l’evapotraspirazione e l’ombreggiamento, contribuiscono alla diminuzione della temperatura e alla riduzione dell’effetto “isola di calore”. Ciò può determinare un notevole risparmio energetico dovuto al minor utilizzo di riscaldamento in inverno e di condizionatori in estate.

Un altro importante servizio ecosistemico svolto dai parchi urbani, dai boschi e dalle alberature in città è rappresentato dalla positiva azione sulla qualità dell’aria e sull’assorbimento del Carbonio e di vari gas serra: le piante infatti assorbono anidride carbonica (CO2) e fissano il carbonio nei tessuti; migliorano la qualità dell’aria rimuovendo dall’atmosfera inquinanti quali ad esempio l’ozono (O3), il biossido di azoto (NO2), il monossido di carbonio (CO), l’anidride solforosa (SO2) e il particolato (PM10, PM2.5), attraverso l’assorbimento stomatico e/o la deposizione sui tessuti arborei (foglie, rami, tronco), migliorando quindi la qualità della vita in ambiente urbano.

In particolare, la vegetazione forestale è stata caratterizzata per la capacità di produrre ed emettere sostanze organiche volatili (VOC) che possono avere importanti funzioni di difesa da stress biotici ed abiotici. Un recente studio sulla rivista scientifica internazionale Science ha dimostrato come alcuni dei prodotti di reazione secondari dei VOC possono anche depositarsi sulla vegetazione, ad un tasso di deposizione variabile a seconda degli ecosistemi e dello stato fisiologico delle piante, esaltando ulteriormente il ruolo delle piante per il fitorimedio dell`aria, specialmente in ambiente urbano.  Recenti esperienze di ricerca, maturate anche attraverso la collaborazione tra Università e Istituti di ricerca italiani con l`Università di Berkeley in California, sono state sviluppate presso la Tenuta Presidenziale di Castelporziano, la vasta e preziosa foresta peri-urbana alle porte di Roma, per studiare gli scambi tra atmosfera e biosfera e le emissioni/ o gli assorbimenti di VOC e ozono in dipendenza di fattori ambientali e fisiologici o come risposta a stress di varia natura generati dai cambiamenti climatici in atto.

4

Figura 4 – Castel di Guido, Riserva naturale statale Litorale Romano

Regolazione delle acque e protezione del suolo

Gli alberi e i boschi attorno e dentro le aree urbane svolgono anche una preziosa funzione di contrasto e mitigazione del dissesto idrogeologico e dell’erosione del suolo grazie all’azione di protezione delle chiome degli alberi e degli apparati radicali che innervano il terreno.  La dispersione urbana (urban sprawl) è determinata dall’estendersi, in modo caotico e accelerato, della superficie del sistema urbano ed è caratterizzata da una bassa densità abitativa, dalla frammentazione della superficie delle aree verdi contigue, dalla separazione tra le aree residenziali, commerciali ed industriali. Alcune delle conseguenze sono l’estendersi dei “deserti urbani”, ovvero delle superfici cementificate, l’erosione del suolo, la perdita di biodiversità, il degrado degli argini fluviali, l’estendersi di infrastrutture stradali e ferroviarie. Queste aree frammentate sono vere e proprie cinture urbane che costituiscono il punto di transizione tra la città e la campagna e sono quelle aree dove le città esercitano l’impatto più intenso sull’ambiente agro-naturale circostante, sul paesaggio e sulla qualità delle acque superficiali e di falda. L’impiego della vegetazione può avere in queste condizioni una duplice funzione: tecnica ed ecologica. La funzione tecnica prevede il consolidamento del terreno e la sua copertura, la protezione del terreno dall’erosione, grazie alla limitazione del trasporto solido e all’aumento dei tempi di corrivazione dell’acqua, la sistemazione idrogeologica e il miglioramento del drenaggio, aumentando così la stabilità dei versanti. Inoltre, le alberature e le foreste urbane consolidano gli argini fluviali e purificano le acque grazie alle proprietà di fitodepurazione e di filtraggio delle loro radici, aumentando così la sostenibilità degli ambienti urbani e delle cinture peri-urbane e riducendo la necessità di interventi costosi e invasivi quali opere in muratura, manutenzioni frequenti e azioni di riparazione di eventuali danni; la conseguente produzione di biomasse da potature e manutenzione delle alberature contribuisce a migliorare la sostenibilità ambientale degli ambienti urbani, in una visione di economia circolare. La funzione ecologica comprende la creazione e/o ricostruzione di ambienti naturali secondo i principi della restoration ecology; non si tratta solo di semplici interventi di rinverdimento e di piantagione, ma dell’innesco di veri e propri processi ecologici.

 

Biodiversità

Le foreste nel mondo sono fondamentali per la tutela della biodiversità vegetale, animale e microbiologica: infatti si stima che oltre l’80 % della ricchezza di specie del nostro pianeta sia conservata e protetta all’interno delle foreste. In una parola, la deforestazione comporta come prima conseguenza un’accelerazione della velocità di estinzione delle differenti forme di vita terrestri. La conservazione della biodiversità non è certamente l’obiettivo prioritario delle foreste urbane anche perché, seguendo la teoria della “biogeografia delle isole”, la frammentazione degli habitat, purtroppo molto frequente in ambiente urbano e periurbano, limita il livello di biodiversità delle diverse parcelle di boschi e boschetti urbani. Per contro, la ricostituzione e il restauro delle connettività e dei corridoi ecologi fra le diverse aree verdi in città e attorno alle città può avere un effetto considerevole proprio nel favorire il ritorno di specie ormai rarefatte o scomparse e l’aumento del livello di biodiversità in aree metropolitane. L’esempio della città di Roma è evidente, con un sistema di parchi urbani che si dipartono a raggiera (Riserve di Roma Natura e i Parchi dell’Appia Antica e di Vejo) dal centro o dai quartieri immediatamente adiacenti, per estendersi verso la campagna e verso complessi forestali più ampi che da Nord e a Sud lambiscono la nostra città (foresta di Castelporziano, il parco dei Castelli Romani, i parchi e le riserve regionali a nord di Roma).

5

Figura 5 – Castelporziano, Tenuta Presidenziale

Molte città nel mondo prevedono, nei loro piani di gestione e ampliamento delle foreste urbane, la conservazione della biodiversità locale, la mappatura e la conservazione dei boschi naturali già esistenti, il potenziamento dei sistemi di connessioni e delle reti ecologiche fondati sui nuclei di bosco e di aree naturali, l’impego di alberi e piante preferibilmente native del luogo e della regione magari con campagne di raccolta in situ dei semi per la riproduzione di materiale vivaistico per la successiva piantagione. In ogni caso il livello di biodiversità in città può essere comunque rilevante e significativo: si stima che nelle città europee ricche di alberi e foreste urbane il 20% di tutte le specie di uccelli nativi possono ritrovarsi anche in area urbana, oltre a decine di specie di mammiferi e di anfibi. Peraltro, la foresta di Castelporziano, una vera foresta peri-urbana compresa tra il centro di Roma e Ostia, ospita più di 1000 specie vegetali e oltre 3000 specie animali.

 

Attività ricreative, salute dei cittadini e dei bambini

Diversi studi, in Italia e nel mondo, dimostrano come la copertura arborea e forestale in città, grazie al suo innegabile valore estetico, riduca lo stato di stress della popolazione, favorisca le relazioni interpersonali, aumenti il tasso di attività motoria e riduca le malattie psichiche e l’aggressività. L’entità degli effetti benefici prodotti è legata a fattori quali le dimensione delle alberature e delle foreste urbane, la loro posizione e configurazione rispetto agli edifici, la distanza tra gli alberi, l’estensione e l’altezza delle chiome, la densità fogliare e la sua persistenza.  La valutazione degli spazi verdi e delle loro potenzialità e prospettive di sviluppo è complessa e richiede competenze multidisciplinari che spaziano dalla selvicoltura urbana alla pianificazione urbana, all’economia, alla sociologia e all’educazione ambientale. In particolare, un progetto è stato condotto specificatamente nell’area romana dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Consorzio universitario per l’ambiente (CURSA). Il progetto, chiamato Natura è Benessere, trae ispirazione dalle iniziative promosse dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dalla Convenzione della Biodiversità delle Nazioni Unite, dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, che sottolineano come le opportunità offerte dalla biodiversità siano importanti per la salvaguardia della salute umana, e in particolare per la salute dei bambini. Interagire in un ambiente naturale, ricco in biodiversità, sano e resiliente rappresenta per i bambini l’opportunità di imparare attraverso l’esperienza diretta, sperimentando nuove idee, sviluppando l’emotività e la comunicazione non-verbale, rafforzando la capacità di lavorare e giocare in gruppo. Quando si trovano immersi in spazi verdi naturali e comunque non strutturati, i bambini si pongono domande, postulano delle ipotesi e cercano le soluzioni che consentono di rispondere ai loro quesiti in modo creativo rafforzando lo spirito di cooperazione che è presente in ognuno di loro.

6

Figura 6 – Castel Fusano, Riserva naturale statale Litorale Romano

Le pinete e altri boschi del litorale romano

Se da un contesto più generale sui vantaggi e i servizi offerti dalle foreste e dalle alberature urbane ci avviciniamo alla realtà della nostra città di Roma e ai suoi diversi contesti ambientali, sociali e urbanistici, dobbiamo anche prendere in considerazione non solo i grandi servizi ambientali forniti dal verde urbano ma anche i problemi e gli eventuali “disservizi” o rischi per la pubblica incolumità collegati alla gestione delle foreste urbane. Quelli che più frequentemente ricorrono un po’ dappertutto nell’area metropolitana romana, ma in particolare nel municipio di Ostia dove grandi complessi forestali sono stati praticamente inglobati nelle aree residenziali, come nel caso della pineta di Procoio, sono i seguenti:

–       la caduta di alberi o grossi rami lungo i percorsi più frequentati dalla popolazione, cui vanno soggetti soprattutto gli individui arborei più vetusti e di grandi dimensioni;

–       gli incendi colposi o dolosi che possono propagarsi alle abitazioni e infrastrutture circostanti, favoriti dall’accumulo di biomassa secca o morta (necromassa);

–       gli insediamenti e i baraccamenti abusivi, favoriti dal riparo dalla vista dell’autorità pubblica che offre un’area boscata particolarmente densa e praticamente abbandonata da decenni all’incuria e all’illegalità, con enormi rischi per la sicurezza, la salute e il benessere sia dei cittadini e sia degli abitanti irregolari che al suo interno vi sopravvivono in condizioni igienico-sanitarie indegne per un Paese civile.

Questi rischi poi sono accentuati dai fenomeni connessi al cambiamento globale come la maggiore frequenza degli eventi climatici estremi (siccità estiva, tempeste di vento) e dall’incremento dell’immigrazione irregolare. Eppure, questi pericoli, veri e propri disservizi per la qualità della vita e il benessere della popolazione cittadina, possono essere controllati e avviati a soluzione attraverso un’opportuna gestione selvicolturale della foresta urbana, in particolare delle pinete di pino domestico (Pinus pinea) che rappresentano l’elemento caratteristico del paesaggio del litorale romano e della città di Ostia.

7

Figura 7 – Tenuta di Procoio, Ostia, area dell’intervento del 2019

La gestione forestale, delle pinete litoranee e della vegetazione mediterranea ad esse collegata, va profondamente rivalutata se si tiene conto che negli ultimi 50-60 anni è completamente cambiato il contesto nel quale le pinete erano state piantate a partire da due secoli fa nel 1700-1800, fino agli ultimi grandi rimboschimenti degli anni ’30, in piena età delle grandi bonifiche di un territorio a quel tempo paludoso e praticamente disabitato. Queste vastissime pinete che erano state create per recuperare e rendere produttivo un territorio costituito da dune sabbiose, boscaglia, macchia mediterranea e paludi, con pochissima popolazione residente, dagli anni ’50 sono state silenziose testimoni di una trasformazione urbanistica accelerata e caotica che le ha di fatto inglobate in aree urbanizzate che contano ormai una popolazione di circa 300.000 abitanti. Praticamente da foreste inserite in un paesaggio rurale e naturale si sono trasformate in vere e proprie foreste urbane a stretto contatto zone densamente abitate, con intenso traffico veicolare e in situazioni ambientali completamente stravolte (p.es. il bilancio idrologico e le condizioni atmosferiche).

E’ evidente a questo punto che i sistemi gestionali di queste foreste, non sono più adeguati e vanno profondamente cambiati per renderli adatti alla richiesta di servizi ambientali e sociali della popolazione circostante e al contempo evitare i rischi e i disservizi più sopra già elencati. In definitiva, i modelli selvicolturali tradizionali, con strutture coetanee o disetanee, a carattere prioritariamente produttivo di legno e pinoli, si prestano poco per le pinete urbane. In questo caso, al centro della gestione delle pinete urbane non c’è più la produzione di reddito: da una parte occorre ridurre i rischi menzionati, dall’altro bisogna garantire la continuità dei diversi servizi ecosistemici. La chiave può essere quella di incrementare la diversità sia compositiva che strutturale della foresta urbana. Dagli studi fatti insieme agli psicologi ambientali di Roma risulta forte nella popolazione urbana l’oscillazione tra il desiderio di natura intesa come ambiente poco segnato dalla presenza antropica e il senso di insicurezza indotto dal trovarsi in un territorio che “appare” troppo “selvaggio”, soprattutto se costituito da vegetazione forestale molto densa e impenetrabile che potrebbe nascondere rischi di vario tipo, ambientali, di stabilità degli alberi e anche per la sicurezza personale.

In pratica, le pinete urbane, come quelle di Ostia e di Procoio, dovrebbero rappresentare un mosaico di situazioni diverse: a tratti di pineta rada sopra la lecceta o la macchia mediterranea, densa e chiusa anche allo sguardo, dovrebbero alternarsi zone di classica pineta monoplana, ombrosa ma attraversabile, aperta alla visione di ciò che c’è sotto e anche di quello che sta oltre. E, poi, una serie di situazioni intermedie e di radure più o meno ampie, anche create appositamente. Con l’ovvio corredo di alberi vetusti, alberi habitat vivi e morti, e tabelle esplicative non solo degli aspetti naturalistici ma anche delle forme di gestione forestale che spieghino l’origine e la struttura della pineta e del bosco tutto attorno e del motivo per cui per poterne fruire in sicurezza occorre anche usare di quando in quando opportuni moduli di intervento colturale e selvicolturale.

8

Figura 8 – Pineta di Procoio

Si tratta di una gestione ispirata in gran parte dai principi della selvicoltura sistemica. Niente schemi colturali rigidi, interventi cauti-capillari-continui basati su un trattamento variabile da definire in base ai variabili caratteri delle strutture forestali presenti e ai loro dinamismi, avendo come elemento guida quello di creare diversità sia a scala di popolamento che di paesaggio. Negli interventi attuati soprattutto nella pineta di Procoio sono state sufficientemente seguite queste indicazioni e questo modo di operare anche se a volte i tagli non sempre sono stati “cauti” come prescritto; d’altronde per quello di Procoio si è trattato di un trattamento straordinario dopo decenni di mancanza di gestione (altro che interventi “continui”) dettato dall’urgenza di mettere in sicurezza la pineta.

Un’ultima considerazione riguarda l’utilizzo della foresta da parte della popolazione residente e il monitoraggio e il controllo sulla dinamica vegetazionale in seguito agli interventi forestali, da effettuarsi nei prossimi anni sulla pineta stessa. Le potature, i diradamenti effettuati insieme all’avviamento all’alto-fusto della lecceta e al recupero delle piste interne al bosco consentiranno un forte sviluppo della fruizione turistica, delle escursioni e di tutte quelle attività sportive in bicicletta e a cavallo che sono particolarmente apprezzate dalla popolazione urbana e che già sono evidenti in questi mesi. Sono forme in qualche modo di condivisione e di immedesimazione da parte della popolazione con il patrimonio naturale della pineta il che rappresenta anche una garanzia per la protezione e la continua sorveglianza reciproca sulla corretta fruizione e conservazione del bosco stesso. Si può anche invitare la popolazione stessa, con formule che vanno dall’educazione ambientale a iniziative di citizen science anche a partecipare attivamente al controllo e al monitoraggio dell’ecosistema e della sua biodiversità. E’ però molto importante che la fruizione ecoturistica si svolga lungo le piste e i sentieri già tracciati e che l’impatto umano sia contenuto e controllato in modo da non interferire con il processo di sviluppo e ricrescita naturale della vegetazione a macchia mediterranea e della eventuale rinnovazione naturale della pineta nelle aree che sono state interessate dai recenti interventi colturali.

Procoio, la posizione WWF sull’intervento forestale

Il WWF Litorale Laziale, dopo un’attenta disamina dei documenti e numerosi sopralluoghi ha elaborato un documento di analisi e valutazione dell’intervento forestale in corso nella Tenuta di Procoio, appartenente alla famiglia Aldobrandini e area 1 – massima tutela – della Riserva Naturale Statale Litorale Romano. La proprietà ha messo in atto la riconversione del ceduo […]

via Procoio, la posizione WWF sull’intervento forestale — Litorale romano